Il prugnolo come antitumorale: l’ISS certifica le proprietà benefiche del frutto selvatico

20/06/2019

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Prima di essere sostituita con altre varietà di piante da frutto, il Prugnolo era presente in quasi tutti i campi coltivati d’Italia, in quanto questa varietà selvatica (dal nome scientifico di Prunus spinosa) viene usata in vari modi. Subito a prima vista si capisce quanto sia davvero “selvatica”, in quanto è dotata di grosse spine e di una ramificazione fitta che la rendono una barriera quasi impenetrabile e quindi ideale come siepe per separare campi e proprietà diverse. Di questa pianta si raccolgono anche i fiori, impiegati in erboristeria, e i frutti da consumare o utilizzare per la preparazione di conserve.

I fiori del prugnolo selvatico hanno proprietà diuretiche e lassative, nonché rilassanti e vengono spesso usati per la preparazione di tisane e decotti. I frutti, invece, assomigliano molto alle più comuni susine e hanno proprietà opposte: sono astringenti per l’intestino, aumentano l’appetito e hanno un effetto tonificante e rivitalizzante sull’organismo.

Un importante e recente scoperta in merito al prugnolo riguarda il suo effetto antitumorale. Alcuni studi in laboratorio hanno evidenziato la capacità di distruggere fino al 78% delle cellule malate e mentre si prosegue nella ricerca per meglio spiegare, e quindi applicare, questo meccanismo, l’Istituto Superiore di Sanità ne ha decretato l’utilizzo come integratore alimentare.

Con il prugnolo si preparano anche molti sciroppi e liquori come il famoso Bargnolino, tipico digestivo delle provincie emiliane di Parma e Piacenza e il distillato inglese Sloe gin, una variante casalinga del gin inglese che è presente in Inghilterra da molti secoli, come racconta il giornalista Marco Cremonesi nel suo blog Barfly su Il Corriere della Sera.