La patata che... non è una patata!

22/05/2019

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Tutti noi la conosciamo come patata dolce oppure patata americana, ma in realtà il nome di questo tubero non rispecchia affatto quelle che sono le sue caratteristiche. Prima di tutto la pianta da cui deriva, (dal nome scientifico di Ipomea batatas) non appartiene alla stessa famiglia botanica delle patate comuni e inoltre non viene coltivata solo in America, ma è presente pressoché in tutto il mondo e alcune varietà fanno parte della nostra tradizione culinaria regionale, in particolare in Puglia e Veneto, perché qui vengono coltivate da tempo.

Come aspetto e consistenza la patata dolce assomiglia molto a quella alla quale siamo più abituati, ma si differenzia per il colore della polpa che è nettamente di colore arancio per la forte presenza di betacarotene. Essendo diffusa in tutto il mondo in cucina viene cucinata per tante ricette diverse: oltre alla classica bollitura viene anche preparata al forno oppure usata nelle zuppe e perfino aggiunta ai dolci e ai prodotti da forno. A differenza della patata comune, questa può essere anche consumata cruda.

La patata dolce è entrata negli ultimi anni di diritto tra i più richiesti superfoods per alcune sue caratteristiche nutrizionali interessanti. Oltre a contenere una buona percentuale di fibra, questo tubero è formato da carboidrati complessi che hanno un indice glicemico più basso rispetto alla patata comune, rendendolo quindi preferibile. Non mancano poi i sali minerali, in particolare sodio, potassio, calcio, magnesio e fosforo, ai quali si aggiungono molte vitamine, soprattutto la vitamina A e la vitamina C.
La sua particolarità, però, è la presenza di betacarotene, che oltre alla distintiva colorazione arancione, ha anche un effetto antiossidante e protettivo nei confronti delle cellule e quindi rende la patata dolce un alimento utile nella prevenzione dell’invecchiamento e di alcune malattie.

Questo tubero contiene anche il cajapo, una sostanza che diversi studi scientifici hanno dimostrato essere utile a tenere sotto controllo gli eccessi di glicemia e a ridurre il colesterolo. Bisogna però ricordarsi di mangiarlo con la buccia, perché è qui che è presente.

Le patate dolci sono presenti da oltre 5000 anni in centro e sud America, e da qui si sono diffuse in tutto il mondo. In Europa questo alimento è arrivato solo dopo i viaggi di Cristoforo Colombo, ma in alcune regioni dell’Oceano Pacifico come la Polinesia erano già da tempo conosciute e coltivate. Alcuni ricercatori hanno ipotizzato che a portarle sulle isole siano stati alcuni polinesiani che avrebbero raggiunto l’America molto tempo prima del navigatore genovese.